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L’esame di Maturità è sempre un momento molto importante nella vita di un ragazzo, che al di là del risultato del voto, dovrebbe rappresentare il valore del percorso fatto, non solo dello studente, ma della stessa scuola. Questo assume ancora più valenza, quando la persona ha una disabilità,
Fa la differenza comprendere che l’inclusione non è benevolenza, ma è una ricchezza per la scuola tutta. E quando la scuola sa accogliere, ascoltare i diversi bisogni, creare un clima collaborativo, allora nessuno resta indietro.
Questa la significativa storia che ci racconta Anita, dove le sinergie intorno a lei e la sua passione e impegno hanno contribuito alla sua crescita e maturità.

Sono Anita ho gli impianti cocleari e il 7 luglio mi sono diplomata al liceo scienze umane.

Quando sono entrata in questa scuola ero una persona diversa da quella che sono oggi. In questi anni ho imparato a conoscere meglio me stessa, a capire quali sono i miei valori, le mie passioni e la persona che desidero diventare. Ho compreso che crescere non significa avere sempre tutte le risposte, ma imparare a farsi le domande giuste e ad affrontare ogni esperienza con curiosità e responsabilità.

Il liceo mi ha dato l’opportunità di vivere esperienze che mi hanno arricchita, permettendomi di sviluppare un maggiore senso civico e una maggiore consapevolezza del mio ruolo come cittadina, ho imparato che ognuno di noi può contribuire, anche con piccoli gesti, a costruire una comunità migliore e che il rispetto, l’ascolto e la collaborazione sono valori fondamentali, dentro e fuori dalla scuola.

Naturalmente non sono mancati i momenti difficili. Ci sono stati periodi di fatica, di dubbi e di delusioni, in cui il traguardo sembrava lontano, soprattutto perché la quinta è un anno molto intenso ma allo stesso tempo è anche stupendo proprio perché hai la possibilità di scegliere chi vuoi diventare. Ma proprio quei momenti di difficoltà mi hanno insegnato a essere più resiliente e a non arrendermi davanti agli ostacoli.

In questo percorso, però, non sono mai stata davvero sola. Le amicizie nate tra questi banchi hanno rappresentato uno dei doni più preziosi di questi cinque anni. Condividere gioie, paure, successi e difficoltà ha reso ogni esperienza più significativa. Sapere di poter contare su persone che mi hanno sostenuta, incoraggiata e fatta sorridere anche nei giorni più complicati è stato fondamentale per affrontare ogni sfida.

Oggi porto con me non solo le conoscenze acquisite, ma anche tutti gli insegnamenti che questa esperienza mi ha lasciato: la capacità di mettermi in gioco, di imparare dagli errori, di confrontarmi con gli altri e di continuare a crescere.

Concludo questo percorso con gratitudine, verso la primissima persona che ha creduto in me quando avevo pochi mesi di vita : la mia logopedista Franca, i miei genitori che sono il mio sostegno e che sono stati i primi ad accettare la mia sordità e me l’hanno fatta vivere come un punto di forza e non come un deficit, verso i professori, che mi hanno accompagnato con impegno e dedizione; verso i miei compagni, che hanno reso questi anni indimenticabili; e verso tutte le esperienze, belle e difficili, che mi hanno aiutata a diventare la persona che sono oggi.

Non credo che questo sia un punto di arrivo, ma l’inizio di un nuovo cammino, perché voglio diventare un’infermiera. E se questi cinque anni mi hanno insegnato qualcosa, è che la crescita non finisce mai: continua ogni volta che scegliamo di imparare, di migliorarci e di affrontare il futuro con coraggio e fiducia.

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