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Il 24 febbraio 2026, presso la Regione Emilia-Romagna, si è svolto il convegno “Quando le Istituzioni ascoltano: l’Emilia-Romagna a fianco dei cittadini con ipoacusia”, promosso dal dott. Giovanni Bianchin, coordinatore del TADU Tavolo Regionale Disabilità Uditive.
L’incontro ha rappresentato un importante momento di confronto tra istituzioni, professionisti sanitari e associazioni per fare il punto sulle politiche regionali dedicate alla disabilità uditiva. In particolare sono stati presentati i contenuti della Legge regionale n. 9 del 2019 e della Delibera regionale n. 1779 del 3 novembre 2025, che aggiorna le linee guida sullo screening uditivo neonatale, sulla presa in carico delle persone con ipoacusia e sull’accessibilità comunicativa.

L’impegno della Regione
Ad aprire i lavori è stato l’Assessore alla scuola Massimo Fabi, che ha ricordato come l’Emilia-Romagna abbia anticipato di diversi anni le indicazioni nazionali sullo screening uditivo neonatale. Oggi lo screening raggiunge quasi il 100% dei nuovi nati, consentendo una diagnosi precoce e una presa in carico tempestiva. Un risultato importante, che permette ai bambini con ipoacusia di accedere più rapidamente agli interventi necessari per lo sviluppo del linguaggio e della comunicazione. L’assessore ha inoltre sottolineato il valore di un percorso integrato tra sanità, scuola e servizi territoriali, fondamentale per accompagnare bambini e famiglie lungo tutto il percorso di crescita.

I numeri della perdita uditiva
Nel suo intervento il dott. Giovanni Bianchin ha richiamato i dati sulla diffusione della perdita uditiva. Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, entro il 2050 le persone con problemi di udito potrebbero arrivare a 2,5 miliardi nel mondo. In Emilia-Romagna si stimano circa 545.000 persone con difficoltà uditive, di cui il 7% con sordità grave o profonda.
La diagnosi precoce è decisiva: interventi tempestivi, come l’impianto cocleare nei primi anni di vita, permettono spesso di ottenere buoni risultati linguistici e comunicativi e favoriscono l’inclusione scolastica e sociale.
Resta però ancora una quota significativa di ipoacusie lievi o tardive che sfuggono allo screening, oltre alla grande diffusione della perdita uditiva nella popolazione anziana, tra cui solo una parte utilizza apparecchi acustici.

Una sfida sanitaria e sociale
Il tema della sordità non riguarda solo la sanità.
Come ha sottolineato il direttore generale dell’AUSL di Reggio Emilia Davide Fornaciari, nel suo intervento sul vantaggio anche economico dello screening, la mancata diagnosi precoce può comportare conseguenze importanti sul piano educativo, sociale e lavorativo. Il ritardo nello sviluppo del linguaggio può infatti determinare percorsi riabilitativi più complessi, difficoltà scolastiche e maggiori ostacoli nell’inserimento lavorativo.
Secondo studi di costi-benefici, la mancata individuazione precoce di una sordità profonda può generare nel tempo un costo sociale molto elevato, stimato oggi intorno al milione di euro

La legge regionale 9/2019

La dottoressa Michela Cappai ha ripercorso i contenuti della legge regionale 9/2019, nata grazie al lavoro congiunto del Tavolo regionale e delle associazioni. Essa ha introdotto diritti fondamentali per le persone con disabilità uditiva:
– pari accesso ai servizi sanitari, sociali ed educativi;
– riduzione delle barriere comunicative;
– promozione di diverse modalità comunicative;
– sostegno all’autodeterminazione e alla vita indipendente.
Dal punto di vista organizzativo, la legge prevede una rete regionale di servizi con centri specialistici, strutture territoriali e team multidisciplinari che permettono la presa in carico vicino al luogo di residenza.
Accanto agli aspetti sanitari, la legge ha introdotto anche un importante principio di accessibilità universale, che riguarda la scuola, il lavoro, la cultura e la partecipazione sociale. Tra gli esempi di collaborazione è stato citato anche il progetto ACCESs promosso da FIADDA Emilia-Romagna.

Screening e intervento precoce
Lo screening uditivo neonatale rappresenta uno degli strumenti più efficaci per individuare precocemente la perdita uditiva. Come ricordato dalle dottoresse Silvia Palma e Paola Benincasa, grazie allo screening l’età media di presa in carico si è ridotta in modo significativo: da 14-18 mesi a circa 3-4 mesi.
Oggi si parla sempre più di abilitazione oltre che di riabilitazione: l’obiettivo è permettere al bambino di accedere il prima possibile al mondo dei suoni e della comunicazione. In questo percorso la famiglia svolge un ruolo fondamentale e lavora insieme ai professionisti sanitari e alla scuola.

La nuova delibera regionale
La Delibera 1779 del 2025, analizzata dalle dottoresse Sara Ghiselli, Valeria Polizzi e Elisabetta Zucchini, ha aggiornato il precedente decreto sullo screening neonatale introducendo diversi miglioramenti:
– aggiornamento dei protocolli clinici;
– maggiore attenzione ai fattori di rischio;
– rafforzamento della formazione degli operatori;
– miglior informazione alle famiglie;
– sviluppo di sistemi digitali per la raccolta dei dati.
L’obiettivo è garantire che i bambini con diagnosi di ipoacusia possano iniziare il trattamento il più precocemente possibile, compatibilmente con le condizioni cliniche.
Allo stesso tempo è stata sottolineata l’importanza della sorveglianza nel tempo, perché alcune ipoacusie possono manifestarsi successivamente alla nascita o non essere rilevate dallo screening iniziale.

Accessibilità: l’ultimo miglio
Un altro tema centrale affrontato durante il convegno riguarda l’accessibilità comunicativa, che costituisce una parte importante e nuova del Decreto 1779.
La delibera ribadisce l’importanza di rendere gli spazi pubblici accessibili con le tecnologie inclusive – come sistemi a induzione magnetica o soluzioni bluetooth – e di garantire strumenti come sottotitolazione e interpretariato.
Come è stato ricordato durante i lavori, l’accessibilità rappresenta l’ultimo miglio della terapia: non basta restituire la capacità di sentire, ma occorre garantire alle persone con ipoacusia la piena partecipazione alla vita sociale.

Il contributo delle associazioni
Nel corso del convegno sono intervenute anche le associazioni.
A nome diFIADDA Emilia-Romagna, Cecilia Bacconi ha presentato le attività e i progetti in corso, finanziati con fondi regionali e statali, tra cui ACCESs e le iniziative del Fondo per l’inclusione delle persone sorde, in cui sono coinvolti attivamente come partner la Fondazione Gualandi, la Fondazione ASPHI, l’Associazione ASI.
Pur riconoscendo l’importante lavoro svolto dalla Regione, sono state segnalate alcune criticità ancora presenti, tra cui:
– le difficoltà legate ai LEA e alla fornitura delle protesi acustiche;
– la carenza di neuropsichiatri infantili;
– la necessità di una migliore preparazione del personale sanitario nella comunicazione con le famiglie.

Andrea Baccantini a nome di ENS ha contestato in particolare quella che secondo loro è una troppo scarsa attenzione data nel Decreto 1779 alla LIS. Secondo questa Associazione la sordità viene rappresentata solo come patologia da curare e non come condizione linguistica e culturale.

Guardare al futuro
A chiudere i lavori è stato il dott. Andrea Ciorba, che ha indicato alcune prospettive di sviluppo: la digitalizzazione dei dati sanitari, la ricerca sulle sordità genetiche e le possibili terapie geniche, oltre alle nuove opportunità offerte dall’intelligenza artificiale nell’analisi dei dati clinici.

Il convegno ha confermato l’importanza di un lavoro condiviso tra istituzioni, servizi sanitari, scuola e associazioni, per garantire diagnosi precoce, accessibilità e piena partecipazione alla vita sociale delle persone con disabilità uditiva.


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