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Continuiamo la nostra condivisione dei temi trattati nel convegno del 24 febbraio 2026 a Bologna “Quando le istituzioni ascoltano: l’Emilia-Romagna a fianco dei cittadini con ipoacusia”

Vediamo il contributo della dottoressa Silvia Palma, Otorinolaringoiatra del policlinico di Modena. Ha partecipato alla costituzione del Tavolo regionale per le Disabilità Uditive (TADU) dell’Emilia-Romagna.
Parlare della storia dello screening uditivo serve per capire quanto è prezioso quanto abbiamo ottenuto finora e quali sono le radici da cui deriva, perché la storia è molto importante per comprendere quello che si è, quello che si è stati e dove si è indirizzati ad andare.

Nel 1964 si comincia a sentire l’esigenza di arrivare ad una diagnosi tempestiva dei problemi uditivi dei bambini e viene fatto il primo screening audiologico per testare i bambini alla nascita, un test comportamentale.

Nel 1972 negli Stati Uniti un comitato scientifico con più figure professionali ha individuato i primi screening per categorie con fattori di rischio, per cui alcuni neonati hanno maggiore rischio rispetto ad altri di sviluppare ipoacusia. Quindi si comincia a parlare, sempre fuori dall’Italia, del fatto di poter testare i bambini precocemente. Lo screening fu però attuato in pochi paesi.

Solo nel 1994 si comincia a ragionare in tutto il mondo dei benefici di uno screening audiologico neonatale.

La vera svolta è nel 1999, quando fu dimostrato scientificamente che la diagnosi precoce dell’ipoacusia congenita è un vantaggio per il bambino in termini di produzione e comprensione del linguaggio, motivando l’adozione dello “screening audiologico neonatale universale”.
Ma ancora oggi spesso si è costretti a giustificare che lo screening modifica la storia naturale del deficit e che costa poco!

Nel 2006 in Italia un censimento su gran parte dei punti nascita del paese ha dimostrato un forte aumento dei neonati sottoposti a screening dal 29,3% nel 2003 al 48,4% nel 2006, ma con maggior percentuali al nord e una diffusione limitata al sud.

Nel 2011 in Emilia-Romagna è stata approvata la DGR n. 694 “Screening uditivo neonatale e percorso clinico ed organizzativo” con linee guida per le Aziende Sanitarie, che ha reso universale e gratuito lo screening audiologico per tutti i nuovi nati. Anche il dato che l’ipoacusia è la più comune disabilità sensoriale tra i nuovi nati, ha fatto sì che lo screening sia diventato universale.

Ma la Delibera ha definito anche il percorso clinico riabilitativo, perché senza una presa in carico sarebbe controproducente. La particolarità quindi è integrare lo screening in un percorso assistenziale.
Inoltre il percorso non riguarda solo chi nasce in ospedale, ma anche chi nasce a domicilio e chi viene da altre regioni.

L’altra grande novità è l’istituzione di un Tavolo regionale per le Disabilità Uditive (TADU), articolato in tavoli delle Aziende, con varie figure professionali che si occupano di bambini con ipoacusia. Il Tavolo regionale supporta tecnicamente la Giunta regionale per la definizione delle linee guida, definisce i protocolli clinici per l’attuazione dello screening e per l’adozione di percorsi aziendali, definisce i criteri per adottare il trattamento appropriato.
Periodicamente invia ai punti nascita dei questionari che servono a monitorare i percorsi per valutare eventuali criticità e aggiornamenti.
Inoltre il Tavolo condivide i dati con le associazioni in incontri periodici.

Nel 2017 il Ministero della Salute ha inserito lo screening audiologico neonatale universale nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Questo garantisce il diritto a tutti i nuovi nati di accedere gratuitamente e obbligatoriamente al test per la diagnosi precoce della sordità congenita in tutti i punti nascita d’Italia.

Il lavoro di questi anni ha portato alla nuova Delibera n.1779/2025 “Linee di indirizzo sullo screening uditivo neonatale e sul percorso clinico ed organizzativo e raccomandazioni sull’accessibilità ai sistemi di comunicazione”.
Nata dal bisogno di un aggiornamento delle indicazioni relative alla gestione del paziente ipoacusico, ha anche formulato innovative raccomandazioni sull’inclusione sociale delle persone con gravi difficoltà uditive. Inoltre ha esteso l’impegno alle persone con difficoltà uditive medio gravi, in particolare degli adulti, che, a causa dell’inquinamento acustico ambientale e lavorativo ed all’invecchiamento della popolazione, sono un numero in continua crescita che raggiunge

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