Continuiamo la nostra condivisione dei temi trattati nel convegno del 24 febbraio 2026 a Bologna “Quando le istituzioni ascoltano: l’Emilia-Romagna a fianco dei cittadini con ipoacusia”
Lo scopo dello screening uditivo neonatale non è solo di identificare la patologia, come in altri screening, ma con l’intervento precoce (protesico o chirurgico) si modifica la storia di chi nasce con gravi sordità e si danno al neonato le stesse opportunità dei bimbi sani.
Ha modificato anche l’approccio e le modalità di intervento dei professionisti.
Ecco una sintesi del contributo della dott.ssa Paola Benincasa. otorinolaringoiatra del policlinico di Modena. Ha partecipato sin dall’inizio alla costituzione del Tavolo regionale per le Disabilità Uditive (TADU) dell’Emilia-Romagna.
Racconta come la sua vita professionale è cambiata a seguito dell’introduzione sistematica dello screening uditivo neonatale.
– Il primo aspetto lampante è l’abbassamento dell’età di presa in carico che ha comportato il cambiamento del modello di intervento, che non poteva essere legato a target di presa in carico fino ad allora tra i 18-24 mesi. C’è una grande differenza rispetto ai 3-4 mesi attuali.
– Con diagnosi precoce si ha una correzione protesica precoce, già 3-4-5 mesi.
– Abbiamo anche una nuova tipologia di bambini ipoacusici, non solo con gravi sordità, ma anche sordità lievi o sordità solo da un orecchio.
-Anche una nuova modalità genitoriale. Il genitore riceve la diagnosi accurata, e cerca risposte.
Oggi tutti utilizziamo il web e i social, si creano gruppi di confronto e auto-formazioni, siamo all’interno di una infodemia. Il genitore ha bisogno di informazioni filtrate e discusse secondo le conoscenze attuali per imparare a gestire le tecnologie che riceve, ma anche sperimentare qual è il percorso migliore per il proprio bambino.
– Per medici e logopedisti ha prodotto un cambiamento nel concetto di trattamento in un’ottica di sviluppo e non di supplenza funzionale. Precedentemente allo screening, si riabilitava, mentre ora è superato il concetto della riabilitazione, ma parliamo di abilitazione, perché abbiamo un presupposto teorico e pratico: in assenza di altri aspetti svantaggiosi, che condizionano lo sviluppo del bambino, nella stragrande maggioranza delle situazioni è possibile recuperare l’accesso al mondo sonoro in generale e in particolare all’ascolto del messaggio verbale. E’ possibile attivare tutti quei meccanismi neurofisiologici maturativi che costituiscono l’architettura del linguaggio verbale.
– Questo non lo possiamo fare da soli, i bambini sono piccoli, va considerato il sistema dentro cui si muovono: la famiglia. La famiglia deve essere al centro dell’intervento.
Dobbiamo passare dal concetto di avere un eserciziario, una riabilitazione definita da punti fermi di tecnicismi, a lavorare insieme alla famiglia.
La famiglia è il contesto naturale in cui il bambino “conquista” il linguaggio.
Anche se facessimo una quantità di ore di lavoro tutti i giorni, non riusciremo mai raggiungere le ore in cui il bambino è con la famiglia. Inoltre i genitori possono offrire un ambiente pieno di opportunità per imparare naturalmente, mentre si gioca, si sperimenta.
Quindi è importante il ruolo attivo del genitore, che non è più un osservatore passivo, ma è colui che ragiona con me. Io sono più un regista o sceneggiatore della seduta riabilitativa, dove cerco di consegnare delle conoscenze declinate sulla conoscenza della famiglia. Ciò ci permette di gestire al meglio il potenziamento e il recupero uditivo e verbale.
Siamo tutti importanti, compresa la famiglia, gli amici e tutti coloro che lavorano e vivono con questi bambini.
Per il professionista è importante partecipare sin dall’inizio alla presa in carico multidisciplinare, collaborare anche con altri professionisti per dare indicazioni specifiche, ma soprattutto guidare le famiglie con degli obiettivi discussi con loro, per recuperare in maniera più spontanea e fisiologica possibile lo sviluppo comunicativo verbale del bambino.
Ovviamente non dipende tutto da noi, né dalla tecnologia, né dai servizi che forniamo, ma una parte importante è costituita da fattori non audiologici come le patologie associate, ma anche gli aspetti socioeconomici e comunicativi del contesto di vita. Ancora una volta è necessario agire in sinergia tra tutti gli operatori non solo sanitari, ma anche socioeducativi che ruotano attorno al bambino.
Nella nostra regione sono di grande aiuto i Tavoli di lavoro TADU Aziendali momenti di confronto e concertazione per trovare insieme soluzioni e proposte operative più puntuali e organizzate.