Ciao a tutti, sono la mamma di Sara (8 anni), che frequenta la terza elementare. È ipoacusica medio grave e porta protesi acustiche. Condivido volentieri la nostra esperienza, sperando possa essere utile per ragionare insieme su cosa funziona e cosa invece può essere migliorato nelle scuole e nel rapporto con il Comune.
Sara ha iniziato la primaria dopo esperienze tutto sommato positive al nido e alla scuola materna. In quei contesti le difficoltà erano soprattutto relazionali: il rumore la metteva in difficoltà e tendeva a isolarsi, ma il personale – pur non specializzato – riusciva comunque a gestire la situazione.
Alla scuola elementare, però, entrano in gioco gli apprendimenti, e lì le criticità sono diventate più evidenti.
La difficoltà principale è che non c’è personale preparato nello specifico sulla sordità e sull’ipoacusia.
Se un bambino è sveglio e cognitivamente brillante – come Sara – rischia che le sue difficoltà vengano invisibilizzate. Lei compensa tantissimo, ma questo la stanca e la mette in una posizione ingiusta: sembra che “vada tutto bene”, mentre in realtà sta facendo il doppio della fatica.
In una classe con molte situazioni borderline o non certificate, la sua disabilità – che non si vede – passa in secondo piano.
Questo succede perché non sono abbastanza conosciute le difficoltà specifiche dell’ipoacusia, soprattutto negli apprendimenti linguistici.
Spesso, con le migliori intenzioni, si pensa che “trattarla come gli altri” sia la cosa giusta.
Il problema è che non è come gli altri: se gli altri sentono “neve” e scrivono “neve”, lei può sentire “nefe”. Prima deve capire che quella parola non esiste, poi deve decodificare il suono corretto, poi scriverlo. Questo processo richiede più tempo, tempo che spesso non le viene concesso.
Il fatto che il rumore dia fastidio a tutti non significa che per un bambino ipoacusico sia “uguale”. Per loro è molto più faticoso: il rumore di fondo copre le parole, distorce i suoni, rende impossibile seguire una spiegazione. Ho chiesto personalmente interventi per ridurre il rumore in classe dal punto di vista strutturale:
Ma servirebbe anche un lavoro sulla classe: progetti di sensibilizzazione, attività per far capire ai bambini cosa significa ascoltare con un apparecchio o con un’ipoacusia.
Continuità delle figure educative. Questo è un punto dolente. La continuità è fondamentale, perché la relazione di fiducia è metà del lavoro.
Noi abbiamo avuto la fortuna di avere un gruppo di lavoro che ha preso a cuore Sara e la nostra famiglia, e che si è formato anche grazie ai corsi di FIADDA tenuti dalla Fondazione Gualandi.
Poi c’è il fatto che le ore dell’insegnante di sostegno sono poche, e che un sostegno non preparato rischia di essere una risorsa sprecata.
Nonostante tutto, alcune cose hanno fatto davvero la differenza:
– il lavoro in piccolo gruppo
– l’uso degli ausili come la Roger Pen
– la disponibilità dei maestri a collaborare
– la nostra capacità di “tenere insieme i pezzi”
Ma questo non basta per parlare di un sistema funzionante: è più una somma di fortune personali e buona volontà.
A mio parere… Manca soprattutto conoscenza.
Conoscenza delle difficoltà intrinseche negli apprendimenti dei bambini ipoacusici.
Conoscenza delle strategie didattiche efficaci.
Conoscenza delle buone pratiche per ridurre il rumore, gestire la classe, usare gli ausili, dare tempi adeguati.
E mancano anche strumenti per combattere stereotipi e pregiudizi sulla sordità, che purtroppo sono ancora molto diffusi.
I punti su cui personalmente insisto a scuola sono:
– formazione obbligatoria per insegnanti e personale scolastico sulla sordità e sull’ipoacusia.
– Riduzione del rumore in classe (tappeti, pannelli fonoassorbenti, gommini sotto le sedie).
– uso sistematico degli ausili (microfoni, sistemi FM, Roger).
– tempi più lunghi per lettura, scrittura e comprensione.
– Materiali visivi a supporto della spiegazione orale.
– Verifiche adattate, non semplificate: stesse competenze, modalità diverse.
– Continuità delle figure educative e formazione specifica del sostegno.
– progetti di sensibilizzazione rivolti alla classe, per creare un ambiente realmente inclusivo.