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L’indagine “Le voci dell’inclusione” dello scorso novembre, è stata svolta dal Centro Studi Erickson, coinvolgendo 833 insegnanti di ogni ordine e grado di tutta Italia. Insegnanti per il 60% di sostegno e per il 29% curricolari.
Ne è emerso un dato per noi molto preoccupante: 1 insegnante su 4 (il 27%) è favorevole alla riapertura delle classi speciali per gli studenti con disabilità (un +10% rispetto a due anni prima).
Un altro dato da valutare è che questo pensiero è più diffuso tra gli insegnati della scuola secondaria di secondo grado e tra chi ha maggior anzianità di servizio.

La Legge 517 del 1977, che ha abolito le classi differenziali, è stata una pietra miliare nella storia della legislazione scolastica, il risultato di lotte delle associazioni di persone con disabilità, ma anche di insegnanti, dirigenti scolastici, professionisti, che ha prodotto una crescita culturale del paese. L’inclusione scolastica è anche diventata un modello pedagogico e sociale in Europa.
I dati emersi dall’indagine mettono in discussione il principio dell’inclusione scolastica che credevamo assodato e ci devono far interrogare.

Oggi la scuola italiana accoglie circa 325.000 studenti con disabilità certificata (circa il 4% della popolazione scolastica). Tuttavia, solo il 36% degli insegnanti di sostegno è a tempo indeterminato e solo nel 41% delle scuole si utilizzano ausili tecnologici necessari.

Capiamo che oggi nella scuola esistono numerose criticità: classi numerose, con numerosi studenti stranieri che richiedono spesso attenzioni particolari, risorse scarse, burocrazia, difficoltà nei rapporti con i servizi socio-sanitari, formazione inadeguata. Un contesto che favorisce un senso di fatica e peso personale e non quello di una responsabilità condivisa da tutto il sistema scolastico.

D’altra parte mancano competenze professionali: formazione sulle diverse disabilità, i loro bisogni, le modalità didattiche utili, le tecnologie facilitanti, ma dalla ricerca emerge che molti docenti non le colgono come determinanti per la qualità dell’inclusione.

Un impegno da rinnovare

I risultati di questa indagine speriamo siano solo conseguenza delle tante difficoltà del mondo della scuola oggi e non di un clima culturale cambiato, di rivalutazione di modelli di “separazione”.

Pensiamo non si debba mettere in discussione il valore dell’inclusione, ma richiamare all’urgenza di lavorare per superare le criticità. Mettere risorse adeguate, investire nella stabilità del personale e nella sua formazione è oggi essenziale per sostenere una scuola realmente inclusiva, capace di rispondere ai bisogni di tutti gli studenti.

Puoi anche leggere l’articolo di Orizzonte Scuola

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