Il convegno del 24 febbraio 2026 a Bologna “Quando le istituzioni ascoltano: l’Emilia-Romagna a fianco dei cittadini con ipoacusia” ha visto interventi con interessanti dati e valutazioni, che ci è sembrato interessante condividere.
Il contributo del dott. Giovanni Bianchin AUSL Reggio Emilia e coordinatore TADU (Tavolo Regionale Disabilità Uditive) è partito dalla considerazione che per comprendere il problema della sordità è fondamentale avere i dati.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha offerto una definizione recentissima: la sordità è una pandemia silenziosa. I dati sono sconvolgenti, si parla di miliardi di persone coinvolte dal problema dell’udito: 1,5 miliardi di persone nel mondo, di cui 34 milioni di bambini. Nel 2050 si raggiungeranno i 2,5 miliardi di persone con problemi di udito, con costi enormi. L’OMS parla della perdita uditiva come una delle principali sfide sanitarie del 21º secolo.
L‘Europa sta invecchiando rapidamente, è un paese di anziani. Euro Track, un’associazione di produttori di dispositivi per persone con problemi di udito, ha raccolto questi dati: le persone con perdita di udito sono tantissime, 190 milioni, di cui 57 milioni hanno una ipoacusia disabilitante.
L’Italia è forse il paese con la più alta incidenza di persone con problemi di udito, perché stiamo invecchiando tantissimo. Più di 7 milioni hanno problemi di udito da lieve a grave, cioè il 12,4% della popolazione, con un incremento fino al 25% dopo i 65 anni.
Uno studio in Emilia Romagna sulla stima della perdita dell’udito da lieve a grave, tra adulti e bambini parla di 545.000 persone. Di queste, il 7% ha una sordità grave o profonda, cioè circa 38.200 cittadini.
Da anni si lavora tantissimo sull’ipoacusia severa e profonda pediatrica: con lo screening neonatale diffuso e la raccolta di tutti i dati grazie alla rete dei punti nascita di questa regione. Con una diagnosi precoce, con l’impianto cocleare nei primi anni di vita, con percorsi logopedici strutturati si riescono a ottenere ottimi risultati linguistici e comunicativi, un buon inserimento sociale e scolastico, con una conseguente riduzione dei costi.
La prevenzione secondaria funziona quando è sistemica, cioè quando si indaga a tappeto tutta la popolazione.
Oggi la grande area scoperta è la disabilità uditiva di migliaia di adulti. Mentre per i bambini si hanno dati oggettivi, per gli adulti si parla di stime.Ci sonodifficoltà legate a come intercettare la popolazione, l’invio di lettere per invitare all’esame audiometrico è difficile e spesso non trova adesione.
Nel 2026 in occasione della Giornata mondiale dell’udito in Italia il simbolo è l’iceberg. Si conoscono tanti casi patologici, che sono la punta emergente, ma c’è ancora una quota sommersa enorme di persone che è fuori dai controlli e dei programmi di screening, e ha un accesso tardivo alla riabilitazione. Questo porta a un declino cognitivo, un isolamento sociale, alla depressione e perdita di produttività, tutti elementi che incidono su una popolazione che sta invecchiando e sui costi per sostenerla.
La sordità è passata al terzo fattore di rischio riconosciuto per il deterioramento cognitivo e causa di isolamento. Era al 12º posto e in tre anni è passato al 3° posto. È quindi necessaria una intercettazione precoce anche nell’adulto. L’efficacia della riabilitazione uditiva è documentata da tantissimi lavori, ma solo il 40% delle persone che ne ha necessità utilizza apparecchi acustici e il 67% di questi si pente di non aver agito prima. Tutti riconoscono un miglioramento comunicativo e relazionale, che poi si riflette anche sulla propria autosufficienza. La riabilitazione è efficace, ma è sottoutilizzata.
La perdita uditiva non trattata comporta costi sanitari e sociali elevati, l’incremento del rischio di declino cognitivo e di demenza, un maggiore utilizzo delle risorse sanitarie e un impatto sui caregiver e sul sistema previdenziale.