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Continua la nostra condivisione dei temi trattati nel convegno del 24 febbraio 2026 a Bologna “Quando le istituzioni ascoltano: l’Emilia-Romagna a fianco dei cittadini con ipoacusia”
Vediamo il contributo della dottoressa neuropsichiatra Elisabetta Zucchini. Riporta le indicazioni della nuova delibera regionale 1779 del 3.11.2025 che ha aggiornato la Delibera 694 del 23.5.2011 “Screening uditivo neonatale e percorso clinico ed organizzativo per i bambini affetti da ipoacusia”.

In Emilia-Romagna ogni anno nascono in media 120 bambini affetti da sordità, dopo la diagnosi sono presi in carico tempestivamente dai servizi di neuropsichiatria infantile territoriali, sono circa il 2% dei bambini presi in carico dai servizi. Perché questo è fondamentale?

La diagnosi e la presa in carico. Nei precedenti articoli abbiamo già visto l’importanza dello screening neonatale, ma solo lo screening non serve, se non è seguito da una tempestiva presa in carico.
E’ fondamentale che i bambini diagnosticati con disabilità uditiva siano subito presi in carico per ottenere un adeguato sviluppo del linguaggio e della comunicazione.
Le linee guida regionali raccomandano, soprattutto per le ipoacusie bilaterali severe, l’inizio del trattamento entro tre mesi dalla diagnosi, e che l’intervento sia anche “focalizzato sulla famiglia, con lo scopo di massimizzare l’acquisizione delle competenze linguistiche.
I genitori dovranno essere pertanto considerati i principali partner nel percorso terapeutico”.

Il percorso di riabilitazione prevede una prima fase di passaggio dai servizi di audiologia locali ai servizi di neuropsichiatria territoriali. La presa in carico da parte della logopedista è auspicabile entro un mese dall’arrivo ai servizi di neuropsichiatria infantile, entro tre mesi dalla diagnosi.
Nella fase iniziale viene fatta una prima valutazione con la neuropsichiatra infantile, per raccogliere le informazioni sull’anamnesi familiare e valutare le tappe di sviluppo del bambino.
Il percorso di presa in carico è complesso e deve vedere il bambino nella sua globalità, sia negli aspetti relativi alla diagnosi, ma anche alle relazioni, agli stress che possono essere presenti all’interno della vita familiare ed anche al contesto sociale e ambientale in cui il bambino e la sua famiglia vivono.
È importante quindi formulare un processo riabilitativo complessivo, che comprende vari trattamenti sia riabilitativi diretti che multidisciplinari indiretti.

Il trattamento riabilitativo diretto logopedico La Regione indica il criterio di priorità per la presa in carico dei bimbi sordi.
Il trattamento logopedico deve essere personalizzato in base alla valutazione percettiva-uditiva e comunicativo-linguistica. Gli obiettivi devono essere periodicamente rivalutati in base all’evoluzione del bimbo, le sue competenze e la sua risposta al trattamento. Questi percorsi prevedono una rivalutazione multi-professionale sia delle logopediste sia della neuropsichiatra infantile.
Inoltre devono essere svolti colloqui di counselling con la famiglia per la condivisione degli obiettivi e attivare la collaborazione con la famiglia.
Sono bimbi che iniziano i percorsi entro i sei mesi di vita, quindi il trattamento non può essere di un’ora, spesso sono 30 o 45 minuti, a seconda della disponibilità del bimbo. Devono essere flessibili e, soprattutto nella fase iniziale, e devono conciliare le necessità dei genitori: lavorative, sociali, organizzative in un percorso che a volte richiede sedute due o tre volte a settimana.
Il trattamento ambulatoriale è a cicli che si ripetono a intervalli con periodi di pausa.
I cicli possono proseguire per tempi anche lunghi, di solito si arriva a 10 anni di età del bambino, valutando individualmente gli obiettivi raggiunti o meno.

Nella prima fase gli obiettivi prioritari sono l’adattamento del bimbo e della famiglia all’utilizzo di protesi o impianti cocleari, il counseling al caregiver relativo al percorso di accettazione, l’uso e la gestione degli ausili. E’ poi indispensabile la stimolazione percettivo-uditiva e la stimolazione comunicativo-linguistica in base all’età del bambino.
Nelle fasi successive, oltre al coinvolgimento della famiglia, è fondamentale condividere il percorso con la scuola.

Il trattamento multidisciplinare indiretto si avvia fin dall’inizio e prosegue in tutta la fase successiva, anche quando termina il trattamento direttoe comprende: follow-up annuali, counselling genitoriale, supporto agli operatori scolastici a seconda delle necessità.
E’ di supporto alla famiglia e alla scuola, e richiede ai professionisti una grande conoscenza delle risorse della famiglia, del contesto ambientale e sociale-scolastico in cui il bambino vive, per favorire il linguaggio, la comunicazione e l’inclusione dei bambini.
L’intervento di rete con la scuola è un elemento fondamentale che va mantenuto per tutto il percorso scolastico dei ragazzi.

Sia l’intervento diretto clinico multidisciplinare sul bambino, che quello di supporto alla famiglia, che quello di consulenza alla scuola hanno come finalità quella di consentire la maggior evoluzione possibile dello sviluppo del bambino e di prevenire difficoltà psicologiche, scolastiche e sociali.


La Delibera definisce in tuttu questi aspetti, il percorso di presa in carico, che coinvolge le famiglie, i servizi sanitari e scolastici ed eventualmente sociali, all’interno di una rete che deve collaborare per il benessere del bambino e della famiglia.

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