Marco, sordo dalla nascita ci racconta la sua vita: un cammino originale ma anche simile a quello di tante persone nate con sordità. Ha incontrato difficoltà, ma anche persone significative. Ha dovuto metterci tanto impegno, ma è una vita ricca che lo ha portato a traguardi importanti.
Sono Marco, ho 45 anni, sono nato come tutti gli altri bambini, ma dopo pochi mesi i miei genitori iniziarono a capire che qualcosa non andava: non rispondevo ai suoni, non reagivo come gli altri, non sorridevo agli stimoli. A sei mesi mi portarono a Ferrara per degli esami approfonditi all’udito e la diagnosi fu chiara: sordo dalla nascita.
Da quel momento è iniziato un percorso lungo, impegnativo, ma anche straordinario. Un cammino per avvicinarmi il più possibile al mondo dei normoudenti, fatto di impegno quotidiano, fatica e determinazione.
Ho iniziato con la logopedia e ho frequentato scuole “normali”. Non è stato semplice, ma ho avuto la fortuna di incontrare un maestro speciale, una persona che mi ha seguito passo dopo passo, senza mai lasciarmi indietro. A lui devo tantissimo.
Alle medie il percorso è cambiato: nuovi professori, nuovi equilibri. Avevo un insegnante di sostegno per le materie letterarie, ma per il resto ho sempre cercato di seguire il programma come tutti gli altri. Non mi sono mai tirato indietro.
Alla fine delle medie ho concluso anche il mio percorso di logopedia e ho iniziato le superiori, in un istituto tecnico che mi ha dato grandi soddisfazioni. Ho trovato compagni che mi hanno rispettato, supportato e aiutato davvero. E tra loro c’è stata una persona speciale, una “stella” che oggi non c’è più, ma che porterò sempre con me.
Dopo il diploma ho costruito legami forti e veri e ho scelto di continuare all’università. Lì è cambiato tutto: ho imparato ad arrangiarmi, a cavarmela da solo, ma anche a chiedere aiuto quando serviva. Un amico, conosciuto negli ultimi anni delle superiori, mi è stato accanto e mi ha sostenuto nel percorso universitario: anche a lui devo molto.
Sono riuscito a conseguire la laurea triennale e, dopo pochi mesi, ho trovato il mio primo lavoro.
Negli anni successivi, circa 6-7 anni fa, ho intrapreso per un anno un percorso di logogenia, che mi ha permesso di affinare ulteriormente la mia padronanza della lingua italiana e migliorare la mia capacità comunicativa.
Intorno ai 30 anni ho deciso anche di mettermi in gioco in prima persona come cittadino, vivendo un’esperienza politica nel mio comune come consigliere comunale, durata circa cinque anni. È stato un percorso intenso, che mi ha insegnato molto: il confronto, la responsabilità e il valore dell’impegno civico. Un’esperienza che si è conclusa come doveva andare, ma che mi ha lasciato una grande crescita personale.
Oggi lavoro come analista programmatore e posso dire di aver trovato un ambiente sereno, senza particolari barriere. Gli strumenti digitali hanno fatto una differenza enorme: chat, messaggi e videochiamate sono diventati fondamentali.
Questo cambiamento si è sviluppato moltissimo dopo il periodo del Covid, trasformando il modo di comunicare e collaborare. Per me — e per tante persone con disabilità — è stata una vera svolta.
Oggi anche l’intelligenza artificiale rappresenta un grande supporto: aiuta a lavorare meglio, a superare ostacoli e a essere più autonomi. Non è solo tecnologia, è inclusione concreta.
La mia non è una storia di limiti, ma di possibilità. Una storia fatta di persone che hanno creduto in me, di impegno e di fiducia.
Perché alla fine non conta da dove parti, ma quanto sei disposto a credere in te stesso… e quanto sei determinato a trasformare ogni difficoltà in un’opportunità.